Così le foto di Ammazzalorso colgono i segni del passato.

Per un recupero di una memoria.

Entrare in ambienti un tempo prestigiosi e poi abban­donati ha sempre portato i foto­grafi ad osservare ciò che resta di un passato, cercando di documen­tare una visione che consentisse di ricostruire aspetti di un mondo perduto. Il risultato ha portato quindi ad individuazioni di rile­vanza nostalgica, dove si cercava di ricostruire romanticamente una realtà, evidenziandone i tratti di­stintivi, dovuti più ad una immagi­nazione personale che ad impossibili ricordi.

Una tale ripro­posta di tratti storici presentava così una base letteraria che portava ad una teatralità di invenzione, magari artisticamente interessante, ma comunque priva di autenticità di ispirazione. E' giusto quindi che il fotografo Vincenzo Ammazza­lorso solo in questi ultimi anni si sia deciso ad entrare a Teramo nei locali abbandonati dell'Istituto "Regina Margherita", quando cioè la cultura postmoderna della no­stra contemporaneità ha fatto ri­flettere sulla necessità di osservare la realtà come emergenza fenome­nica di un eterno presente, dove i segni del passato possano essere guardati come rivelatori vivi di una memoria da individuare. Am­mazzalorso in verità ha sempre privilegiato la documentazione di un vissuto empatico, rispetto ai toni altisonanti di una ricerca del bello. La documentazione presenta infatti immagini che non cercano tratti distintivi, ma che descrivono un momento di vita vissuta: non si va verso un passato sepolto, ma si porta nel presente una testimo­nianza reale. Il fotografo sembra qui preparato a scandagliare og­getti e cose, a indicare gli aspetti particolari di architetture d'interni: all'invenzione romantica ha sem­pre preferito lo sguardo rammemorante. Con queste premesse si capisce perché la selezione delle immagini ha una logica che ha consentito all'autore una grande coerenza di svolgimento espres­sivo, legato alla naturalezza di un vissuto, che egli usa sempre come punto di riferimento della sua po­sizione operativa. La "visita" di Ammazzalorso all'Istituto com­pleta con queste visioni il lavoro già effettuato sulla Chiesa del Cappuccini dello stesso com­plesso. Anche qui i punti di vi­sione evitano aspetti celebrativi o freddamente storici; mancano toni sapienti e ampollosi: l'arte, la me­moria, l'abbandono sono indivi­duati con amore e qualità in un austero e partecipe silenzio, a due passi dal frastuono del centro della città. 

Vincenzo Ammazzalorso
Chi è. Laureato in Scienze fore­stali, Vincenzo Ammazzalorso si è dedicato all'attività didattica e professionale coltivando l'inte­resse per la fotografia sia sul piano documentario che su quello espressivo. La sua attività inizia nel periodo universitario a Fi­renze, dove frequenta corsi avan­zati di fotografia per la stampa del bianco nero. Ha partecipato a concorsi nazionali e internazio­ nali ottenendo premi e riconosci­menti dalla critica. Sue foto hanno illustrato calendari per istituzioni scientifiche ed economiche e sono state pubblicate in riviste e in pe­riodici. Ha pubblicato monografie sui pastori, artigiani, altri temi e il volume collettaneo Punti di vista. Ha realizzato le foto delle guide "La Chiesa dei Cappuccini di Teramo tra storia ed arte" e "La Chiesa di Sant'Antonio già San Francesco". Espone in mostre per­sonali e collettive. Vive a Teramo.

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